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lunedì, 17 luglio 2006
Concerti.

Stasera Morrisey. Mercoledì Matthew Herbert. È l'unica cosa che mi va di scrivere per ora.

Postato da: dicosaparliamo a 11:26 | link | commenti (22)

venerdì, 14 luglio 2006
Eri proprio un gran cane.

Ciao Piccolo, non eri il mio cane, ma ti volevo bene come se lo fossi. Ti conoscevo “solo” da 7 anni, da quando quel giorno Sara mi portò davanti casa dei suoi, in incognito perché ancora non sapevano che stessimo insieme, e tu sei uscito in strada e mi sei venuto incontro con gli occhi di zucchero e il tuo musetto curioso ed è stato come se ci conoscessimo da sempre. Mi hai leccato una gamba, come ti piaceva fare spesso, ed ecco che eravamo amici, per sempre. A voi cani basta capire che vi si vuole bene, non vi servono grandi prove. Vorrei non essere patetico, né sentimentalista ricordando tutti i momenti, gli sguardi, le passeggiate che mi hai regalato e infatti non lo sarò, ma grazie Piccolo, anche se non eri il mio cane.

Postato da: dicosaparliamo a 11:02 | link | commenti (5)

martedì, 11 luglio 2006
In culandia.

L’umore, al contrario del mercurio nel termometro, continua a scendere. Da ieri sono nella nuova sede. Gli uffici, ancora freschi di vernice, si trovano in una zona di Milano che non esiterei a definire deprimente. Stamattina ho scoperto finalmente il motivo per cui parto alle 8 e 45 e arrivo alle 8 e 45. No, l’orologio del mio cellulare va benissimo, è che tra casa mia e questo posto dimenticato da qualunque dio, c’è un fuso orario. Di fatti, quando arrivo devo smaltire, oltre a diversi lavori del cazzo, anche il jet lag. Il viaggio per arrivare dura 45 minuti (più o meno come andare da rimini a Bologna) e, fermata dopo fermata, si fa sempre più avventuroso. La strada degli uffici è luogo di uno strano fenomeno atmosferico: c’è il sole perenne a picco, sembra di essere in Islanda nei mesi di luce. A onor del vero non ho ancora provato a venirci di notte. I 36° gradi avvertiti dal resto della città, qui, in questa cazzo di via, diventano almeno 92° percepiti. Muoversi per la pausa pranzo è diventato un supplizio, un semplice dovere fisiologico: se non mangi, muori. La sede è completamente nera, sembra di entrare nella propria tomba. Da un giorno all’altro mi aspetto di vedere l’epitaffio “Qui giace il sig. Rossi, voleva andare via da Milano. Fu accontentato”. Le persone che non hanno toccato con mano la situazione, continuano a dirmi di cercare i punti positivi della faccenda. Ragazzi, non ce ne sono, ma se li trovo ve lo faccio sapere. In tutto questo lamentarsi, a ragion veduta, la nota positiva, che non c’entra comunque col lavoro, è che ieri sera alla cena con i miei compagni di teatro e la prof, quest’ultima mi ha detto che ho talento e che dovrei continuare. Hollywood, arrivo!

Postato da: dicosaparliamo a 14:29 | link | commenti (10)

mercoledì, 05 luglio 2006
In finale.

Ci odiamo tutti. Quelli del nord odiano quelli del sud, e anche quando non li odiano comunque sono convinti di avere una certa atavica superiorità, i livornesi odiano i pisani, i riminesi i riccionesi, i milanisti odiano gli interisti, io odio il mio vicino di casa, tu che stai leggendo odierai ciò che stai leggendo, ma a me che l’Italia vinca il mondiale non me ne frega una cippa di minchia. Tutto questo spirito di unione, tutti quegli abbracci in nome di un Paese in cui non credo più da anni, all’ombra di tre colori sbiaditi. Datemi pure dello snob che deve andare per forza controcorrente, ma non lo faccio per questo. Comunque, il saggio è andato bene e di questo invece sono più che contento. Mi sono ricordato tutta la mia parte, nelle improvvisazioni ho fatto molto ridere e Sara non ha perso stima nei miei confronti, che era la cosa più importante. Come che saggio? Quello di fine corso, di recitazione. Vabbè, non ne sai un cazzo, ho capito, d’altra parte non è nemmeno colpa tua, visto che non ho mai scritto niente a proposito. Ad ogni modo, sabato giro un corto, nel senso che faccio una parte nel corto in questione. La via per Hollywood è sempre più breve… a proposito se senti di una casa in vendita a Beverly Hills, fammelo sapere. Non importa che sia grande, l’importante è che abbia la piscina. Ah, visto che ci sono, finisco di masturbare il mio ego con questa notizia: nel prossimo numero di toilet ci sarà un mio racconto. Il sito è questo: toilet.it, le librerie che lo vendono invece le trovi nel sito. E poi scusa, i francesi, per esempio, forza francia lo possono dire, noi forza italia…

Postato da: dicosaparliamo a 10:22 | link | commenti (10)

mercoledì, 21 giugno 2006
*

*Certe volte continui a ripeterti che metterai tutto in ordine appena avrai tempo e invece il mobile in soggiorno continua a riempirsi di chiavi, riviste che nessuno sfoglierà mai, spiccioli da uno o due cents, ritagli di giornali che quando li ritagli ti sembrano importantissimi e che invece non riguarderai mai più, la bomboniera di tua cugina che nonsodovemetteremabuttarlaèunpeccato, il biglietto del concerto che non potrai mai dimenticare, il regalino che l’amico ti ha portato dall’Africa e via elencando, decine di cose di poco conto, altre improtanti. E rimandi e rimandi e più rimandi e più è difficile mettere a posto, sembra tutto così incasinato che è più facile lasciare tutto com’è, tanto che cazzo me ne frega. E continui a fare la tua vita e il mobile la sua, lo guardi, lui ti guarda, vivete insieme, ma ognuno per conto suo. Io e la mia vita siamo messi più o meno così, ci guardiamo. E ognuno fa i cazzi suoi, lei continua a incasinarsi o forse la incasino io. Intanto ho cambiato lavoro, senza guadagnarci poi tanto, ma alla fine me l’aspettavo, sono andato in Puglia e l’acqua era fredda ma pulita come la levissima, un enorme, fredda distesa di levissima. E il sole era caldo e non pensavo a un cazzo e leggevo un libro che avrei voluto leggere tre anni fa e che adesso leggerò almeno una volta l’anno, perché opera struggente di un formidabile genio è veramente un’opera struggente di un formidabile genio e magari essere dave eggers. E invece no, perché lui ha perso entrambi i genitori e per scrivere un libro geniale e diventare uno scrittore di successo mi sembra un prezzo eccessivo che è meglio non pagare. E allora me ne sto io e la mia vita che intanto si riempie di monetine da un centesimo, ci guardiamo senza dirci nulla. E forse la vita è questo, che è una frase del cazzo se ci pensi, perché la vita è quello che è, è un miliardo di cose e non è niente. E allora la guardo, ma che cazzo c’avrai da guardare?

Postato da: dicosaparliamo a 14:36 | link | commenti (9)

giovedì, 01 giugno 2006
Punti di vista.

Certo, è facile dire che la spallata non c’è stata e che, anzi, il centro sinistra politicamente queste elezioni le ha vinte, che ha mantenuto le città e le province che aveva e che ne ha conquistate di nuove. Già, proprio facile, però la Moratti per 5 anni poi me la devo ciucciare io, mondo bastardo!

Postato da: dicosaparliamo a 09:35 | link | commenti (9)

mercoledì, 24 maggio 2006
Vacillamenti spirituali.

Già scrivo come la cometa di halley, ogni 75 anni. In più mi metto pure a scrivere di spiritualità. Proprio di questo vorrei scrivere oggi. Bella questa frase, sembra una di quelle che scrivi se hai una rubrica su qualche rivista. Come posso definire la mia spiritualità? Essendo io ateo, credo in qualcosa che non sia un piatto di orecchiette o una piadina squaqquerone e rucola? Il 19 maggio un mio amico avrebbe compiuto 33 anni e l’altra sera, il 19 maggio appunto, stavo pensando a lui. A dire il vero ci penso spesso a Marco, al motivo per cui se n’è andato a 25 anni, a parte le lamiere accartocciate della sua auto. E rispondermi che è stato un semplice caso, sfortuna, basta alla mia parte profondamente atea, fatta di sangue che scorre nella carne, ma è un po’ poco per la mia parte, non so come chiamarla, spirituale? Da ateo ovviamente non credo all’esistenza dell’anima (oddio, ma perché mi sono messo a scrivere queste cose?), ma vorrei credere a qualcosa in più degli atomi e delle cellule. Mentre pensavo a Marco, come sempre, immaginavo che fosse “lì” in qulache modo, come ad ascoltare i miei pensieri. A un certo punto quando gli ho fatto gli auguri, davanti a me, oltre il casello Rimini Nord, come un taglio in un vestito di seta nera, una stella cadente è caduta. Non so come speigarlo, ma non ho avuto dubbi che fosse Marco. Mi ha emozionato talmente tanto questa cosa, che non ho voluto razionalizzarla, non mi sono detto ok, una coincidenza come milioni di altre, ho voluto registrarlo come un episodio straordinario, una rivelazione. Ciao Marco, auguri.

Postato da: dicosaparliamo a 15:19 | link | commenti (11)

venerdì, 05 maggio 2006
Bulli&Pupe

Sono sempre stato un tipo pacifista, non ho praticamente mai fatto a botte, non ho mai preso né dato un pugno. Solo una volta alla scuole medie il bullo della classe faceva il bullo, appunto, sfottendomi in vari modi. Lo temevano tutti e devo dire anch’io, cioè aveva una reputazione pessima, bocciato più volte, mente abbastanza brillante, belloccio, insomma quel figlio di puttana piaceva pure alle ragazzine. Probabilmente è stata colpa sua se negli anni a seguire, parecchi, non ho avuta grande fiducia in me stesso e nemmeno nelle ragazzine, ma questa è un’altra storia. Comunque dicevo, un giorno il bullo aveva superato il limite che io avevo stabilito ma che lui non conosceva e così, mentre mi teneva la testa incastrata sotto il suo braccio, a mò di di pallone da rugby, l’ho sollevato da terra per le gambe e l’ho letteralmente sbattuto contro il muro. A onor di cronaca devo dire che a 12 anni ero praticamente alto come adesso, che non è tantissimo, ma per un dodicenne essere alto 1 metro e 73 e avere pure la barba non era cosa da poco. Inutile dire che dopo quell’episodio io e il bullo siamo diventati grandi amici, gli facevo copiare i compiti in classe, lui m’invitava a casa sua, uscivamo il pomeriggio insieme… ma volevo dire un’altra cosa. Quando si hanno davanti dei tipi prepotenti non si può chiamare sempre la maestra o il professore per appellarsi al buon comportamento. E qui vengo al discorso che volevo fare, in campagna elettorale quelli dell’Unione sono stati troppo buoni (intendendo per troppo buoni un po’ fessi). Quando qualcuno ti offende di continuo, a un certo punto devi prenderlo e sbatterlo contro il muro, non far notare agli altri che è lui che sta sbagliando, a metà degli altri non gliene frega niente. Penso che a un certo punto, quando berlusca & C. reiteravano i loro insulti ai limiti della costituzionalità, Prodi & C. avrebbero dovuto rendergli pan per focaccia, passare alle “mani”. Come ha fatto finalemente Ferrante, il candidato sindaco del centrosinistra a Milano. Stamattina ho visto un suo gazebo con un paio di manifesti elettorali e di sfuggita ho letto che su uno si diceva che la Moratti, candidata sindaco, ahimè, del centrodestra, è stata 5 anni con i fascisti (oh! Così vediamo chi s’offende di più, se quelli di sinistra a essere chiamati comunisti o loro) e sull’altro si diceva che è stato il ministro anti-istruzione. Certo non siamo ancora ai livelli di “coglioni”, ma è ora che questi bulli abbiano ciò che si meritano.

Postato da: dicosaparliamo a 09:51 | link | commenti (10)

mercoledì, 12 aprile 2006
Mah?!

Una volta seguivo il calcio con continuità, ero un tifoso della Juve. La vittoria del centrosinistra mi ha fatto sentire come quando la Juve vinse la coppa dei campioni contro il Liverpool, all'Heysel. Non riesco ancora a gioire, scusate.

Postato da: dicosaparliamo a 09:49 | link | commenti (12)

venerdì, 31 marzo 2006
Si cambia.

Tra un’ora si chiuderà un altro ciclo della mia vita. Dopo 2 anni e mezzo che sono in questa agenzia me ne vado. Lunedì si ricomincia, altri colleghi da conoscere, altre vie da annusare, altri panini di gomma, altri caffè di merda da mandare giù, insomma una parte della mia vita cambia, un’altra volta.
Intanto la primavera è arrivata. I tulipani spuntati sul balcone, da quelle specie di agli che avevamo piantato in ottobre nei vasi, ne sono una prova. Io non avevo tanta fiducia che sarebbero spuntati, invece eccoteli lì, tre rossi e uno giallo. Il sole è tornato il compagno adorato di sempre. Ho preso coscienza di tante cose nel frattempo, come ad esempio che per diventare uno scrittore bisogna scrivere. Grazie al cazzo direte voi, ma non è così banale la frase, anche perché è di Carver e non mia. Adesso ho capito meglio cosa intendeva dire: scrivere vuol dire sacrificare quasi tutto il resto, è un processo anche doloroso talvolta, un lavoro dell’anima, ma anche molto del corpo, stanca, da una parte ti dà molto e da un’altra ti toglie. Insomma ho capito che comincerò a scrivere seriamente prima o poi, ma prima occorre che prenda coscienza seriamente di cosa vuol dire sedersi davanti a una tastiera e iniziare una lotta che può durare molti mesi. Scusate, sto delirando, d’altra parte è venerdì e in più è l’ultimo venerdì qui, dunque sono giustificato.
Ci risentiamo da un’altra parte.

Postato da: dicosaparliamo a 16:45 | link | commenti (6)

 

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