casa rossi

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venerdì, 28 ottobre 2005
Questione di grandezza.

Regista porno – Bene sig. rossi, si prepari perché non appena avrà finito john holmes, dopo toccherà a lei scopare con pamela.
Sig. Rossi - ….

Ecco come si dev’essere sentito ieri sera Ramazzotti da Celentano, costretto a entrare dopo la performance di Benigni. Povero Eros.

Postato da: dicosaparliamo a 10:33 | link | commenti (6)

giovedì, 27 ottobre 2005
Dopo le zecche anche un topo sull’intercity Caserta-Roma (titolo preso da Repubblica.it).

Controllore – Buongiorno, biglietti grazie.

Topo – Ecco. Senta scusi io ho trovato un uomo nel bagno, non è possibile pagare 100.000 lire del vecchio conio, come dice il mio idolo Topaolo Bonolis, e trovare certe schifezze in giro.

C – Ha ragione, guardi, cercheremo di non farlo ricapitare. La zoccola (nel meridione, grosso topo di fogna n.d.r.) viaggia con lei?

T – Ma non vede che è la Santanché?

C – Oh, mi scusi, non avevo visto il dito alzato.

Santanché – Lei si sbaglia, io non faccio certi gesti!

C – Ma signora ha ancora il dito alzato…

S – Lei è un comunista!



Si è scoperto da poche ore che la zecca attaccata a una poltrona di prima classe in realtà è Fazio.





Postato da: dicosaparliamo a 14:31 | link | commenti (10)

mercoledì, 26 ottobre 2005
Venezia è bella e ci vivrei.

Il treno scivola sull’acqua, Venezia è sempre più vicina. Centinaia di canali e tutti gratis, non c’è bisogno di pagare canoni, né di aver parabole o decoder per godersi lo spettacolo di Venezia.
Il tempo è poco, 5 ore per vedere la biennale è come voler leggere Guerra e Pace in una sola seduta sul cesso. In più, con uno slancio atletico decidiamo, due coppie e un single, di raggiungere l’arsenale a piedi. Dopo 30 secondi netti dalla partenza un alimentari, nemmeno troppo invitante, attira i nostri sguardi. Il proprietario panzone ci chiede se i panini li vogliamo croccanti o morbidi, alla fine ce li dà di gomma. Finiti i nostri panini marchiati Brooklin, riprendiamo la marcia assolutamente inconsapevoli della strada da prendere. Seguendo l’istinto e con una buona dose di culo, raggiungiamo piazza San Marco, sfiniti. Un piccione ci chiede se gli facciamo una foto con un bimbo sull’ala, ma forse è la stanchezza. Passo da vicino a un bar in piazza e sfioro una sedia, così il cameriere mi chiede 20 euro, grazie. A però, pensavo di più. Si prosegue e all’angolo c’è un altro piccione seduto per terra che chiede l’elemosina con un cartello con scritto “Ho l’aviaria, aiutatemi, ho una famiglia da mantenere e non posso lavorare”. Ma forse è sempre colpa della stanchezza. Siamo in dirittura d’arrivo, insieme per altro agli ultimi atleti della Venice Marathon che si sta svolgendo. Il mio amico mi fa notare che quelli sono stanchi e sudati, saranno anche gli ultimi, ma si sono fatti 42 chilometri di corsa e noi per neanche un’ora di strada a piedi, sembriamo Bossi dopo l’ictus. Avrei voglia di spingere il mio amico nel canale ma non ho la forza e così proseguo. Sul ponte dei sospiri fingiamo tutti di ricordarci che si chiama dei respiri, così tiriamo il fiato per dieci minuti. Siamo oramai in dirittura d’arrivo, insieme agli atleti, la gente sui lati delle transenne applaude, ringraziamo ma poi ci accorgiamo che gli applausi non sono per noi e ci rimaniamo male. Una volta arrivati all’Arsenale l’unica cosa che ci andrebbe di fare è buttarci su un letto e invece ci toccare vedere la mostra. Fingiamo interesse per alcune opere, in realtà siamo in una trans ipnotica da stanchezza e la testa ciondola per quello, ma anche per tutto l’alcool ingerito due sere prima a Conegliano. Se c’è un luogo comune vero è che i veneti bevono come delle spugne, dio bono!
Comunque alla fine tutto è bene quello che finisce.


Postato da: dicosaparliamo a 14:14 | link | commenti (16)

mercoledì, 19 ottobre 2005
La Notte dei Senza Dimora.

Sono 100.000 i senza fissa dimora in Italia, come una città nemmeno troppo piccola. Il 60% di loro trova rifugio nei dormitori, il rimanente 40 deve arrangiarsi come può, su una panchina, su un prato, dentri ai cartoni. Qualcuno dice che la povertà in Italia non è reale, è solo percepita. Evidentemente dai vetri oscurati delle sue auto blindate, si vede male. Se ogni tanto lui e gli altri politici scendessero dalle auto blu, si accorgerebbero di come certe volte la realtà possa essere veramente nera. Se lunedì scorso fossero venuti a Milano alla Notte dei Senza Dimora, si sarebbero resi conto che il freddo è un nemico puntuale e spietato di molti uomini e donne che non hanno un calorifero al quale avvicinare le mani. Forse fa comodo a tutti trattare i senza dimora con indifferenza (non li chiamo clochard perché dà loro un’aurea di fascino che la vita di strada non ha affatto e nemmeno barboni perché non dà loro la dignità di uomini che invece hanno, eccome), passargli accanto come si fa con un lampione o un semaforo, come un arredo urbano al quale i nostri occhi sono abituati. Evitiamo di guardarli perché ci fanno paura, perché il solo pensiero di ritrovarci nella stessa situazione ci mette i brividi. Come quelli che sono venuti a me lunedì sera in piazza Santo Stefano, luogo oramai abituale della manifestazione organizzata dall’associazione Terre di Mezzo, quando sul palco, insieme al gruppo musicale dei Bar Boon Band dell’associazione S.O.S. Stazione Centrale, è salita una coppia, innamoratissima, di senza dimora. Lui ha cantato una canzone e lei ha recitato una sua poesia. Lui era rammaricatissimo di aver steccato e lo ripeteva di continuo, dispiaciuto. Lei chiedeva a quanti la conoscevano se avevano sentito la sua poesia e sorrideva, un sorriso senza denti, persi insieme a quasi tutto nella vita, ma non alla dignità, come lei stessa ha tenuto a sottolineare da quel microfono, che per una sera ha amplificato un po’ di voci quasi mai ascoltate. Dignità, è ciò che chiedono tutti coloro che devono vivere una vita fuori, non solo fuori da una casa, ma fuori da quelle certezze che la maggior parte di noi possiede: un lavoro, tre pasti al giorno, i sorrisi dei nostri amici, le carezze dei nostri compagni. Una vita fuori dal normale, perché ci lamentiamo spesso della nostra normalità, della routine quotidiana, ma è proprio ciò che la maggior parte di loro vorrebbe avere, una vita “normale”, come me che a mezzanotte e mezza me ne sono andato a letto insieme alla mia fidanzata e ai suoi piedi freddi e fortunati che trovano riparo sotto le mie gambe.

Postato da: dicosaparliamo a 11:45 | link | commenti (18)

martedì, 18 ottobre 2005
La speranza è l'ultima a morire, quindi quando arriva non se ne accorge nessuno.

Titititì titititì titititì titititì… Domenica mattina, 9 e 30. Dave Holland quintet ci aspetta per le 11 al Teatro Manzoni per l’aperitivo jazz. Lotto con le coperte che vorrebbero trattenermi a letto, ma la meta è migliore di un’ora in più di sonno e così mi metto in piedi, fiero della mia decisione di impegnare la domenica mattina per andare alla mia personale messa sincopata. Io e Sara pedaliamo sotto gli ultimi raggi caldi della stagione fino a via Manzoni (quando non sai come chiamare qualcosa chiamalo col nome della via, basta che non chiami tuo figlio Garibaldi o, peggio ancora, Sempione). Al teatro c’è già Premàn che ci aspetta (non è nato in largo Premàn). La fila alle casse è di quelle per le occasioni che contano, ma ben presto veniamo a scoprire che non contiamo un cazzo, non possiamo entrare. Biglietti esauriti da giorni. E quella stronza al telefono mi aveva detto, tranquillo, può farli alle casse i biglietti… L’unica possibilità di entrare è che i privilegiati detentori della tessera fininvest non vengano. E già, il teatro è proprietà del nostro caro amico. Gli stronzi privilegiati non arrivano, d’altra parte dovranno guardare Buona Domenica e troppa cultura tutta in un giorno può alterare le loro menti. Il problema è che gli stronzi privilegiati sono una decina e noi nella fila saremo al 50° posto, dopo l’Italia nella libertà di’informazione, ma questa è un’altra storia, ma nemmeno tanto altra. Niente, la mattinata prende una brutta piega, ma, senza alcuna ragione, non demordiamo. Scene tristissime cominciano a verificarsi. La signora “bene” che tira fuori tutte le amicizie in alto pur di poter entrare. Ma al vigile alla porta non gliene frega niente se la signora bene conosce quelli del piano di sopra. A un certo punto si diffonde la voce che una ragazza col suo ragazzo hanno un solo biglietto e che vogliono venderlo. Il più subdolo di tutti le si avvicina strisciando, dentro la sua tuta da ginnastica con marsupio e batte tutti sul tempo. Dopo 3 secondi è già dentro. Proposte incredibili vengono fuori per entrare: sfondiamo i cancelli dice uno, ma quando gli fanno notare che non ci sono cancelli non se ne fa niente. Le battute su Berlusconi si sprecano, gli insulti pure. La signora del teatro ci dice che dobbiamo andare a casa, ma oramai siamo 30 rivoluzionari pronti a lasciare la vita sul campo. Quando siamo praticamente pronti con i forconi, falci e martelli a occupare il teatro, viene fuori un ragazzo con giacca e cravatta che ci dice che ci fa entrare, ma dobbiamo stare zitti e non fare casino. Ce lo ripete varie volte, roba che se non stessimo entrando gratis alla faccia del nano e del subdolo in tuta e lui non fosse stato così gentile, avremmo risposto malissimo. E invece, come una scolaresca di monelli accettiamo di buon grado la paternale e ci godiamo finalmente uno dei più bei concerti che mi sia capitato di vedere.
Questa mattinata dovrebbe insegnarmi tanto, sul non arrendersi mai, sull’essere caparbi, sul fatto che non bisogna mai cedere alle prime difficoltà, ma non è mica una favola con morale annessa. È tutta verità, pura, assoluta e fantasticamente jazz!

Postato da: dicosaparliamo a 14:40 | link | commenti (3)

mercoledì, 12 ottobre 2005
Breaking news.

Dopo aver letto sul blog di Beppe Grillo che la Impregilo, impresa italiana di grandi costruzioni, sarà co-responsabile di un prossimo disastro ambientale in Islanda, grazie alla costruzione di una diga che farà scomparire buona parte del ghiacciaio più grande d'Europa e che, inoltre, si avvale anche di comportamenti intimidatori nei confronti degli ambientalisti e vessatori nei confronti dei suoi dipendenti, ebbene dopo aver scoperto tutto ciò, oggi sulla repubblica.it scopro che la stessa impregilo ha vinto l'appalto per la costruzione dell'inutile e anzi dannoso ponte di Messina! Bene, vorrà dire che per come ci stanno riducendo questi farabutti (che bella parola, antica ma efficace) ci sarà molto spazio per quelli che saranno costretti a dormire sotto un ponte.

Postato da: dicosaparliamo a 14:30 | link | commenti (7)

giovedì, 06 ottobre 2005
Viva la libertà!

Avrei voluto scrivere un bel post sul film che ho visto ieri, Viva Zapatero, ma oggi proprio non butta bene. Non ho tempo o forse voglia o non so cosa, qualcosa mi manca. Però, mi sento proprio moralmente obbligato a fare il mio dovere, nel piccolo angolo di mondo di questo insulso blog, devo urlare a squarciagola “salviamoci da quest’immondezzaio nel quale stiamo vivendo!”. Vi prego andate a vedere questo film e dite ai vostri amici di andarlo a vedere e agli amici dei vostri amici…
Non penso sia un fatto di sinistra o di destra, riguarda tutti. Alemno tutti quelli che pensano che ci debba essere libertà di pensiero, di stampa, d’informazione ecc. e invece come aveva già notato l’attenta garnant.splinder.com (non ho voglia nemmeno di mettere i link oggi e manco mi ricordo come si fa) l’italia è precipitata al 57° posto per libertà di stampa ed aaccanto al nome del nostro fantastico Paese invece di una sola parola, come invece per la Francia o l’Inghileterra o l’Olanda, ce ne sono due “partly free”. Codroipo! (paesino del friuli e anagramma di una bestemmia che ho avuto in mente durante quasi tutto il film, fonte worldwatch.splinder.com) Come PARTLY? Com’è possibile che ci siamo ridotti così? Vi prego andate e se conoscete centri sociali, associazioni culturali e simili richiedete il film alla Lucky Red. Lo danno.
Io ho pianto più a questo film che a dancer in the dark, giuro. Naturalmente con la Guzzanti c’è anche da ridere, ma quando vedi un giornalista del Corriere, più che 70enne, che probabilmente ha lottato per avere tutte le libertà di cui noi godiamo gratuitamente, piange come un bambino davanti a tanta ingiustizia, vuol dire che non siamo più un Paese civile. Grazie.

Postato da: dicosaparliamo a 16:35 | link | commenti (5)

 

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