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venerdì, 31 marzo 2006
Si cambia.

Tra un’ora si chiuderà un altro ciclo della mia vita. Dopo 2 anni e mezzo che sono in questa agenzia me ne vado. Lunedì si ricomincia, altri colleghi da conoscere, altre vie da annusare, altri panini di gomma, altri caffè di merda da mandare giù, insomma una parte della mia vita cambia, un’altra volta.
Intanto la primavera è arrivata. I tulipani spuntati sul balcone, da quelle specie di agli che avevamo piantato in ottobre nei vasi, ne sono una prova. Io non avevo tanta fiducia che sarebbero spuntati, invece eccoteli lì, tre rossi e uno giallo. Il sole è tornato il compagno adorato di sempre. Ho preso coscienza di tante cose nel frattempo, come ad esempio che per diventare uno scrittore bisogna scrivere. Grazie al cazzo direte voi, ma non è così banale la frase, anche perché è di Carver e non mia. Adesso ho capito meglio cosa intendeva dire: scrivere vuol dire sacrificare quasi tutto il resto, è un processo anche doloroso talvolta, un lavoro dell’anima, ma anche molto del corpo, stanca, da una parte ti dà molto e da un’altra ti toglie. Insomma ho capito che comincerò a scrivere seriamente prima o poi, ma prima occorre che prenda coscienza seriamente di cosa vuol dire sedersi davanti a una tastiera e iniziare una lotta che può durare molti mesi. Scusate, sto delirando, d’altra parte è venerdì e in più è l’ultimo venerdì qui, dunque sono giustificato.
Ci risentiamo da un’altra parte.

Postato da: dicosaparliamo a 16:45 | link | commenti (6)

martedì, 21 marzo 2006
Il cavaliere.

Un cavaliere celtico galoppa sul suo destriero brandendo un’enorme spada e fendendo l’aria minaccioso. Il paesaggio è piano, fitto di nebbie, sembra Avalon. Ad ogni fendente del prode cavaliere, uno speaker fuori campo pronuncia parole pregne di tensione: orgoglio, fierezza, radici cristiane (radici cristiane, ehi ma che cazzo sta dicendo?) e infine una parola pronunciata con particolare enfasi: LIBERTA’! La parola libertà “colpisce” nel momento in cui il cavaliere scende da cavallo, con una mano su un fianco e l’altra che tiene in alto la spada.
Tutto questo l’ho visto al cinema. Come dite? Sono andato a vedere un film sul medioevo? Naaaaa. Sono andato a vedere La maledizione del coniglio mannaro. Sì lo so che non ci sono scene del genere nel film e infatti quello che ho visto è stato mandato prima del film. Trattavasi dello spot della lega nord! Sì ok, potevo scegliere un cinema che non fosse del premier, avrei evitato non solo questo spot, ma anche quello di alleanza nazionale, probabilmente. E invece vi dirò che mi sarebbe dispiaciuto non vederlo, fa ridere, veramente. Sì ok ok, non è l’intento dello spot far ridere, ma vi assicuro che non se ne può fare a meno, in sala è scattato addirittura l’applauso, come a Cannes.
Adesso io mi dico, a me, a Sara, ai miei amici e agli altri presenti in sala è sembrato quasi più uno scherzo che una cosa seria, invece cazzo, c’è qualcuno che quello spot lo guarda con gli occhi di chi l’ha pensato e girato, un fiero padano, orgoglioso delle sue radici “giudaico-cristiane”, tanto per citare le cronache degli ultimi giorni.
Ragazzi, non ci scordiamo che a votare ci vanno anche queste persone e tutte quelle che credono veramente ancora alla storia dei comunisti che vanno al governo a spaccare le 100 vetrine di canale 5. Non mollate mai, nemmeno adesso che sembra… (censura a scopo scaramantico).

Postato da: dicosaparliamo a 10:56 | link | commenti (14)

mercoledì, 15 marzo 2006
Nani e ballerine.

Mi è piaciuto ieri sera Prodi. Dicono tutti che è stato noioso? La miglior risposta l’ha data proprio lui: “Non siamo mica ballerine”. Già, questa televisione ci ha abituati allo spettacolo, di qualunque cosa si parli e invece la politica non è show. Forse a qualcuno sarebbe piaciuto che ieri sera i due contendenti indossassero la t-shirt con sopra scritto “sfida”, come gli amici della De Filippi, ma la politica è veramente cosa seria e il danno più grande, o uno dei più grandi, che ha fatto questo governo è aver fatto disaffezionare la gente al dibattito politico. Quante volte ho sentito in giro “ma sì, sono tutti uguali, chi stà lì sopra cerca solo di rubare”. È esattamente ciò di cui ha bisogno un governo che vuole curare quanto più possibile i propri interessi, il qualunquismo. E invece no, dannazione, non sono tutti uguali! C’è chi la politica la fa meglio degli altri, anzi, c’è chi la politica la fa. La più bella cosa andata in onda ieri sera non è stata la sfida tra i due giganti, si fa per dire, di destra e sinistra, si fa sempre per dire; è stato un documentario sulle madri di plaza de mayo, su quelle donne straordinariamente coraggiose che una trentina di anni fa si sono viste sottrarre il bene più prezioso, i loro figli. E tutto senza ricevere alcuna spiegazione per anni, un incubo inimmaginabile per chi non l’ha vissuto, come giustamente sottolineato da una di loro. Un incubo difficile da credere anche per loro, che all’inizio, prima che scoprissero cosa veramente stesse succedendo, portavano sempre nelle loro borsette di mamme “normali” uno spazzolino da denti, il dentifricio, un asciugamano e una saponetta, perché immaginavano che i loro figli ne avrebbero avuto bisogno nel momento in cui li avessero ritrovati. Invece non li hanno mai più rivisti. Un dramma che ha portato reazioni differenti, chi si è lasciato andare allo sconforto del dolore, chi addirittura ha dato torto ai propri figli e chi, le madri di plaza de mayo, ha riconosciuto il valore immenso del sacrificio di quelle 30.000 vite rapite, di quei 30.000 corpi mai ritrovati, di quei 30.000 rivoluzionari. E loro l’hanno continuata quella rivoluzione, hanno fatto politica, quella vera, quella che si occupa prima di tutto dei deboli, di difendere chi non può farlo da sé.
Anni fa avevo visto un film sui desaparecidos argentini che mi aveva colpito molto, ma niente in confronto con l’ascoltare direttamente dalle voci delle protagoniste, cogliere nei loro occhi umidi il dolore sì, ma anche la speranza, la voglia di non sprecare due volte le vite di quei figli dei quali giustamente vanno tanto orgogliose, l’onore di “essere uscite dalla cucina per andare in piazza a fare la rivoluzione”. Imparate cari politici, nani e ballerine di un circo che è ora di chiudere.

Postato da: dicosaparliamo a 12:18 | link | commenti (8)

 

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