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Stasera Morrisey. Mercoledì Matthew Herbert. È l'unica cosa che mi va di scrivere per ora.
Ciao Piccolo, non eri il mio cane, ma ti volevo bene come se lo fossi. Ti conoscevo “solo” da 7 anni, da quando quel giorno Sara mi portò davanti casa dei suoi, in incognito perché ancora non sapevano che stessimo insieme, e tu sei uscito in strada e mi sei venuto incontro con gli occhi di zucchero e il tuo musetto curioso ed è stato come se ci conoscessimo da sempre. Mi hai leccato una gamba, come ti piaceva fare spesso, ed ecco che eravamo amici, per sempre. A voi cani basta capire che vi si vuole bene, non vi servono grandi prove. Vorrei non essere patetico, né sentimentalista ricordando tutti i momenti, gli sguardi, le passeggiate che mi hai regalato e infatti non lo sarò, ma grazie Piccolo, anche se non eri il mio cane.
L’umore, al contrario del mercurio nel termometro, continua a scendere. Da ieri sono nella nuova sede. Gli uffici, ancora freschi di vernice, si trovano in una zona di Milano che non esiterei a definire deprimente. Stamattina ho scoperto finalmente il motivo per cui parto alle 8 e 45 e arrivo alle 8 e 45. No, l’orologio del mio cellulare va benissimo, è che tra casa mia e questo posto dimenticato da qualunque dio, c’è un fuso orario. Di fatti, quando arrivo devo smaltire, oltre a diversi lavori del cazzo, anche il jet lag. Il viaggio per arrivare dura 45 minuti (più o meno come andare da rimini a Bologna) e, fermata dopo fermata, si fa sempre più avventuroso. La strada degli uffici è luogo di uno strano fenomeno atmosferico: c’è il sole perenne a picco, sembra di essere in Islanda nei mesi di luce. A onor del vero non ho ancora provato a venirci di notte. I 36° gradi avvertiti dal resto della città, qui, in questa cazzo di via, diventano almeno 92° percepiti. Muoversi per la pausa pranzo è diventato un supplizio, un semplice dovere fisiologico: se non mangi, muori. La sede è completamente nera, sembra di entrare nella propria tomba. Da un giorno all’altro mi aspetto di vedere l’epitaffio “Qui giace il sig. Rossi, voleva andare via da Milano. Fu accontentato”. Le persone che non hanno toccato con mano la situazione, continuano a dirmi di cercare i punti positivi della faccenda. Ragazzi, non ce ne sono, ma se li trovo ve lo faccio sapere. In tutto questo lamentarsi, a ragion veduta, la nota positiva, che non c’entra comunque col lavoro, è che ieri sera alla cena con i miei compagni di teatro e la prof, quest’ultima mi ha detto che ho talento e che dovrei continuare. Hollywood, arrivo!
Ci odiamo tutti. Quelli del nord odiano quelli del sud, e anche quando non li odiano comunque sono convinti di avere una certa atavica superiorità, i livornesi odiano i pisani, i riminesi i riccionesi, i milanisti odiano gli interisti, io odio il mio vicino di casa, tu che stai leggendo odierai ciò che stai leggendo, ma a me che l’Italia vinca il mondiale non me ne frega una cippa di minchia. Tutto questo spirito di unione, tutti quegli abbracci in nome di un Paese in cui non credo più da anni, all’ombra di tre colori sbiaditi. Datemi pure dello snob che deve andare per forza controcorrente, ma non lo faccio per questo. Comunque, il saggio è andato bene e di questo invece sono più che contento. Mi sono ricordato tutta la mia parte, nelle improvvisazioni ho fatto molto ridere e Sara non ha perso stima nei miei confronti, che era la cosa più importante. Come che saggio? Quello di fine corso, di recitazione. Vabbè, non ne sai un cazzo, ho capito, d’altra parte non è nemmeno colpa tua, visto che non ho mai scritto niente a proposito. Ad ogni modo, sabato giro un corto, nel senso che faccio una parte nel corto in questione. La via per Hollywood è sempre più breve… a proposito se senti di una casa in vendita a Beverly Hills, fammelo sapere. Non importa che sia grande, l’importante è che abbia la piscina. Ah, visto che ci sono, finisco di masturbare il mio ego con questa notizia: nel prossimo numero di toilet ci sarà un mio racconto. Il sito è questo: toilet.it, le librerie che lo vendono invece le trovi nel sito. E poi scusa, i francesi, per esempio, forza francia lo possono dire, noi forza italia…