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Tra un’ora si chiuderà un altro ciclo della mia vita. Dopo 2 anni e mezzo che sono in questa agenzia me ne vado. Lunedì si ricomincia, altri colleghi da conoscere, altre vie da annusare, altri panini di gomma, altri caffè di merda da mandare giù, insomma una parte della mia vita cambia, un’altra volta.
Intanto la primavera è arrivata. I tulipani spuntati sul balcone, da quelle specie di agli che avevamo piantato in ottobre nei vasi, ne sono una prova. Io non avevo tanta fiducia che sarebbero spuntati, invece eccoteli lì, tre rossi e uno giallo. Il sole è tornato il compagno adorato di sempre. Ho preso coscienza di tante cose nel frattempo, come ad esempio che per diventare uno scrittore bisogna scrivere. Grazie al cazzo direte voi, ma non è così banale la frase, anche perché è di Carver e non mia. Adesso ho capito meglio cosa intendeva dire: scrivere vuol dire sacrificare quasi tutto il resto, è un processo anche doloroso talvolta, un lavoro dell’anima, ma anche molto del corpo, stanca, da una parte ti dà molto e da un’altra ti toglie. Insomma ho capito che comincerò a scrivere seriamente prima o poi, ma prima occorre che prenda coscienza seriamente di cosa vuol dire sedersi davanti a una tastiera e iniziare una lotta che può durare molti mesi. Scusate, sto delirando, d’altra parte è venerdì e in più è l’ultimo venerdì qui, dunque sono giustificato.
Ci risentiamo da un’altra parte.
