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Già scrivo come la cometa di halley, ogni 75 anni. In più mi metto pure a scrivere di spiritualità. Proprio di questo vorrei scrivere oggi. Bella questa frase, sembra una di quelle che scrivi se hai una rubrica su qualche rivista. Come posso definire la mia spiritualità? Essendo io ateo, credo in qualcosa che non sia un piatto di orecchiette o una piadina squaqquerone e rucola? Il 19 maggio un mio amico avrebbe compiuto 33 anni e l’altra sera, il 19 maggio appunto, stavo pensando a lui. A dire il vero ci penso spesso a Marco, al motivo per cui se n’è andato a 25 anni, a parte le lamiere accartocciate della sua auto. E rispondermi che è stato un semplice caso, sfortuna, basta alla mia parte profondamente atea, fatta di sangue che scorre nella carne, ma è un po’ poco per la mia parte, non so come chiamarla, spirituale? Da ateo ovviamente non credo all’esistenza dell’anima (oddio, ma perché mi sono messo a scrivere queste cose?), ma vorrei credere a qualcosa in più degli atomi e delle cellule. Mentre pensavo a Marco, come sempre, immaginavo che fosse “lì” in qulache modo, come ad ascoltare i miei pensieri. A un certo punto quando gli ho fatto gli auguri, davanti a me, oltre il casello Rimini Nord, come un taglio in un vestito di seta nera, una stella cadente è caduta. Non so come speigarlo, ma non ho avuto dubbi che fosse Marco. Mi ha emozionato talmente tanto questa cosa, che non ho voluto razionalizzarla, non mi sono detto ok, una coincidenza come milioni di altre, ho voluto registrarlo come un episodio straordinario, una rivelazione. Ciao Marco, auguri.
