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mercoledì, 05 luglio 2006
In finale.

Ci odiamo tutti. Quelli del nord odiano quelli del sud, e anche quando non li odiano comunque sono convinti di avere una certa atavica superiorità, i livornesi odiano i pisani, i riminesi i riccionesi, i milanisti odiano gli interisti, io odio il mio vicino di casa, tu che stai leggendo odierai ciò che stai leggendo, ma a me che l’Italia vinca il mondiale non me ne frega una cippa di minchia. Tutto questo spirito di unione, tutti quegli abbracci in nome di un Paese in cui non credo più da anni, all’ombra di tre colori sbiaditi. Datemi pure dello snob che deve andare per forza controcorrente, ma non lo faccio per questo. Comunque, il saggio è andato bene e di questo invece sono più che contento. Mi sono ricordato tutta la mia parte, nelle improvvisazioni ho fatto molto ridere e Sara non ha perso stima nei miei confronti, che era la cosa più importante. Come che saggio? Quello di fine corso, di recitazione. Vabbè, non ne sai un cazzo, ho capito, d’altra parte non è nemmeno colpa tua, visto che non ho mai scritto niente a proposito. Ad ogni modo, sabato giro un corto, nel senso che faccio una parte nel corto in questione. La via per Hollywood è sempre più breve… a proposito se senti di una casa in vendita a Beverly Hills, fammelo sapere. Non importa che sia grande, l’importante è che abbia la piscina. Ah, visto che ci sono, finisco di masturbare il mio ego con questa notizia: nel prossimo numero di toilet ci sarà un mio racconto. Il sito è questo: toilet.it, le librerie che lo vendono invece le trovi nel sito. E poi scusa, i francesi, per esempio, forza francia lo possono dire, noi forza italia…

Postato da: dicosaparliamo a 10:22 | link | commenti (10)


Commenti
#1    05 Luglio 2006 - 10:42
 
é lunghetta Sig Rossi, preparati :)

Innanzitutto i miei complimenti per il racconto pubblicato (waw). e poi per il saggio (che io sapevo del corso) e anche del corto (che sia il primo di tanti).
Mo' che i complimenti sono finiti, una tirata d'orecchie.. sarà che sono una milanese atipica perchè cresciuta nel Sud (America), però: chi lo dice che quelli del Nord odiano quelli del Sud? micavero!!! io ne sono un esempio, sposata ad un siciliano per ben 13 anni ed ora compagna di un pugliese.. ma come me ce ne sono tanti altri, qui al Nord, che amano il Sud, la terra del Sud, la cultura del Sud, i colori del Sud, il calore del Sud (che se vuoi vadoavanti ma poi annoierei..). Poi, caro Sig. Rossi. ma chi lo dice che quelli del Nord sono convinti di avere una atavica superiorità nei confronti della gente del Sud? no, dico, ma tu hai mai frequentato un Siciliano? che non lo sai che i Siculi sono gente che si crede superiore a chiunque? ecco.. ;)
Infine. Sarà proprio per il fatto di essere cresciuta all'estero, ma il bello di questo tipo di eventi è proprio il sentimento solidale e di unità che rende fieri l'essere italiani. ricordo ancora, nel lontano 1982, quando vincemmo i mondiali, la città e le strade di Caracas paralizzate e italiani che scendevano dalle auto e si abbracciavano senza conoscersi, ballando per le strade.. e non importa se di Padova o Palermo.. eravamo tutti italiani.. e tutti uniti nella gioia condivisa..

lo sport, la musica, la cultura, la cucina.. non importa il mezzo, ma il fine.. generare un sentimento di unità e non di differenze.. :)

ho dato abbastanza.. buondì :)))
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#2    05 Luglio 2006 - 10:53
 
tu sei una felice eccezione, io mi riferisco anche ai più progressisti dei progressisti che però alla fine sono convinti che i napoletani stanno in quella condizione perché alla fine se la cercano. tutto qui.
per ciò che riguarda l'unità e lo spirito solidale, mi piacerebbe che fosse qualcosa di più del tifo per 11 miliardari in pantaloncini e qualcosa oltre i confini dello stivale.
un abbraccio e forza gattuso ; )
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#3    05 Luglio 2006 - 22:25
 
e bbbravo il nostro sigrossi. ora, quando circolerà anche il corto in rete ci avviserai, eh? bravo, bravo, bravo.
solo... io sono tifosa e che ci vuoi fa? non ora, sempre stata. evvabbè, mica è un obbligo tifare la nazionale, però a me mi dà veramente gusto questa squadra qui. un motivo in più per detestare mr B è non poter più incitare la nazionale... uff..
vado a curiosare per il racconto... baci!
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#4    07 Luglio 2006 - 12:27
 
mi sembra di vedervi, signori rossi,alla recita con gli abiti fatti a mano, tu un albero e lei una principessa.
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#5    08 Luglio 2006 - 21:05
 
è che il calcio ha perso il suo romanticismo. aggiungiamo pure che qualcuno si è indebitamente appropriato di quella incitazione calcistica. per il resto anche io non riesco ad esultare per una possibile vittoria dell'Italia. l'unica nota degna di attenzione pare essere quella che in questa nazionale ci sono giocatori che hanno segnato e che fino a qualche anno fa giocavano nella polvere...

p.s aspetto una mega festa nella super villa di Beverly Hills ;-)
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#6    10 Luglio 2006 - 02:11
 


e io qui ce li metto lo stesso, e non dirmi che non l'hai guardata la partita e che non hai gioito.. perchè non ti credo ;) :)

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#7    10 Luglio 2006 - 16:48
 
sì sì l'ho vista la partita... e alla fine un pochino di tifo l'ho fatto anch'io. niente trombe e insulti agli avversari però, ho alzato un sopracciglio quando ha segnato materazzi ; )
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#8    11 Luglio 2006 - 12:29
 
L'Italia ha vinto e la notizia e' ormai vecchia..e poi chissene, vero?
Volevo invece parlare del corso di recitazione..bravo! I miei complimenti, ma quand'e' che ti fai sentire e mi dice di queste cose? Devo venire sul tuo blog per sapere che succede da quelle parti?
Fatevi viviii!

Patty
utente anonimo

#9    12 Luglio 2006 - 03:43
 
FORZA, ITALIA!

Per la finale di questi Mondiali avremmo voluto poterlo gridare senza imbarazzo….

E adesso che siamo Campioni del Mondo “Forza Italia” si può dire?

“Forza Azzurri”, “Forza Ragazzi”, “Iaquintone facce sognà”, “Pippo anch’io”, “Totti Gooool”, “Italia 4EVER”, ecc…

Ok, ma un po’ rode aver dovuto incitare la Nazionale trovando improbabili alternative alla frase - forse banale - ma quella più vera, che nasce dal cuore: FORZA ITALIA!

Un diritto degli Italiani di cui Berlusconi si è appropriato.

Dov’è la notizia? Lo so: non c’è, purtroppo.

Epperò domenica scorsa sentivo che era mio diritto poterlo dire a gran voce senza fare a nessuno pubblicità occulta: “FORZA ITALIA!” - l’augurio spontaneo ed immediato scippato ormai da anni al piccolo grande tifoso che è in me!

Non basta che, all’estero, l’immagine del nostro Paese sia associata alle imbarazzanti intemperanze del Cavaliere?

Non basta che - proprio in Germania, guarda che sfiga! - sia ancora fresca la figuraccia fatta a Strasburgo dal nostro ex-primo ministro con l’impareggiabile Schulz?

Scrive un certo ‘Salvo Smentita’ (wow, che nick!) su un certo blog: “Qualcuno dirà: meglio così, il sequestro a fini politici di uno slogan tanto semplice e in fondo banale spinge gioco forza giornali e tifosi a sbrigliare il cervello e inventarsi formule ugualmente efficaci e magari più fantasiose. Vero, anche se non credo che lo scopo del titolare del primo partito italiano, all’atto del deposito del marchio, fosse proprio questo. Ma tant’è: vietato scriverlo, Forza Italia, vietato pensarlo, vietato persino provare a cantarlo, che subito ti scatta in mente l’aria maestosa del «siamo tantissimiii». Ce ne siamo fatti una ragione da più di dieci anni, continueremo a farcela. E quando gli azzurri, intesi come calciatori, stasera canteranno l’inno, e quando si saranno dissolte come i fumogeni molesti le sventate dichiarazioni di qualche americano sul fatto che la partita con l’Italia è come una guerra, e quando, pieni di brividi, vedremo i nostri schierarsi nella loro metà campo pronti a darci un’altra dose di antiveleno da Moggiopoli, strozzeremo in gola quel che fin da bambini ci è stato naturale urlare in casi come questi. Che la forza sia con voi, ragazzi. Il resto, per pudore, per par condicio, per l'astuzia di un grande comunicatore, ce lo teniamo anche questa volta dentro. O no?”

Ecco, su due cose non sono d’accordo con ‘Salvo’.
In primo luogo che si debba “farsene una ragione”.
Ma, soprattutto, sono dell’idea che lo scopo di chiamare così il partito (ah che parola GROSSA) sia stato esattamente questo. Cioè il far esattamente leva su un certo afflato - sentimentale più che razionale - vivo, potente e capace - per qualunquismo, ingenuità, ignoranza o semplice buona fede - di insinuarsi subdolamente nell’inconscio collettivo dell’intera Nazione.

Non a caso il movimento ha visto la luce a ridosso dei mondiali del 1994 e non a caso l'idea ricorda molto quella dei club dei tifosi del Milan.

Infatti la nascita di Forza Italia si identifica in alcune date precise che coincidono con la stagione immediatamente precedente a U.S.A. '94.
Il 16 ottobre 1993, quando il settimanale della Mondadori "Epoca" presenta per la prima volta, mostrandolo in copertina, il logo dei "Club Forza Italia".
Come pure il 25 novembre, con l'inaugurazione dell'Associazione Nazionale dei Club di Forza Italia. Ed il 15 dicembre dello stesso anno, che vede Forza Italia eleggere quale propria sede centrale un palazzo in via dell'Umiltà a Roma (lo stesso stabile che fu sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo).
Infine, il 18 gennaio 1994, Silvio Berlusconi, Antonio Tajani, Luigi Caligaris, Antonio Martino, Mario Valducci, danno vita al Movimento Politico Forza Italia ed il 26 gennaio 1994 Berlusconi, in uno storico discorso tv, definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese.

Mr Mediaset, fondando il suo partito e battezzandolo “Forza Italia”, coi suoi ‘club’ e il suo ‘inno’ di stampo 'ultrà', ha optato per un’azione che implica, oltre a tutto il resto, anche contraffazione e concorrenza sleale.

E’ difficile astenersi dall’intravvedervi un bieco calcolo e sarebbe imperdonabile ignorare ancora la scorrettezza di chi vuole affidare speranze di vittoria alla propaganda prima che alla politica, avvalendosi di un nome che vanta, oltre all’indiscutibile implicita natura di ‘marchio’, anche un uso moooolto diffuso (specie in sede di Mondiali di Calcio!).

Come non riconoscere, inoltre, nell’astuta operazione di marketing, un dato di scorrettezza forse addirittura peggiore: il tentativo di sfruttare il messaggio subliminale che il Paese avrebbe subito, volente o nolente, a raffica - dal professorone universitario alla sempre citata “casalinga di Voghera”.
Nemmeno i più dotati di senso critico sarebbero stati immuni dal sentirsi salire alle labbra le due semplici parole - FORZA, ITALIA! - e si sarebbero magari corretti prima di pronunciarle, ma non certo prima di essersele sentite risuonare nei pensieri e nel cuore.

Leggo su Wikipedia: “Messaggio Subliminale è un termine mutuato dal linguaggio della pubblicità ma che - in psicologia - si riferisce ad un' informazione che il cervello di una persona assimila a livello inconscio. Può essere trasmesso attraverso scritte, suoni o immagini che trattano un qualsiasi argomento che nasconde al suo interno - come in un codice cifrato - ulteriori frasi o immagini avulse dal contesto iniziale che rimangono inconsapevolmente nella memoria dell' osservatore.
Qual è essenzialmente lo scopo di un messaggio subliminale?
Se inserito nei comunicati pubblicitari può invogliare - talvolta forzandolo sul piano psicologico - il consumatore ad acquistare uno specifico prodotto.
Attraverso la scrittura e la grafica in genere ma anche, come si vedrà, attraverso il suono, può servire a propagandare pensieri ed ideologie di qualsiasi natura.”

D’altra parte “La pubblicità è una forma di comunicazione d’impresa, rivolta al pubblico attraverso mezzi di comunicazione di massa, per sollecitare l’acquisto di un dato bene o servizio, e le cui peculiarità sono la velocità di diffusione e l’immediatezza di comunicazione con interlocutori eterogenei, dispersi geograficamente in territori distanti tra loro. E, pertanto, la funzione della comunicazione commerciale consiste nel mettere in contatto il pubblico dei consumatori e le imprese: in particolare la pubblicità da un lato mette i consumatori a conoscenza delle varie possibilità di acquisto per soddisfare i differenti bisogni e dall’altro è strumento persuasivo, attraverso la spinta suggestiva esercitata sul pubblico dai mezzi di comunicazione di massa.” (Marina Pucciano)

Non c’è troppo da stupirsi nell’osservare che Mediaset - dai telegiornali ai ‘sondaggi’ di un certo sedicente ‘opinionista’, da “Striscia la Notizia” al comune varietà - fa un uso quasi spudorato di quei ‘trucchetti’ classici della comunicazione che insinuano messaggi propagandistici in maniera assolutamente sotterranea, propinandoli sotto improbabili spoglie di ‘informazione’ o ‘spettacolo’.
E’ particolarmente significativo il caso del recente referendum costituzionale (25-26 giugno), opportunamente denunciato da tre senatori dell’Ulivo - Loredana De Petris, Giorgio Merlo e NuccioIovene - in quanto nella campagna in onda sulle reti vicine alla cosiddetta “Casa delle Libertà” (altro nome su cui ci sarebbe da discutere) era rintracciabile l’opera subliminale di propaganda a favore del “si” che metteva in risalto solo una parte delle modifiche contenute nella riforma e diventava pertanto ‘un vero e proprio strumento elettorale’ pur spacciandosi per pubblicità di tipo istituzionale e non promozionale.

Da questi ‘trucchetti’ è molto difficile difendersi, pure per chi, come me che lavoro nel settore della comunicazione, li riconosce.
I ‘trucchetti’, pure se si smascherano, fanno leva sull’inconscio. Per questo motivo non può dirsene davvero immune neppure chi è sensibile al discorso sull’obiettività dell’informazione e cerca, con allenato discernimento, di formarsi un parere, magari prendendosi la briga di valutare fonti diverse.

Allora, dico, che ne può mai essere dell’Italiano, diciamo, più… passivo?

Prendiamo Bush e l’America, tanto per citare un modello paradossale.
Chi mai può dirsi contrario ad un’operazione denominata “Libertà Duratura”?
E’ appena appena - proprio un niente - più sgamato ed elegante di “Forza Italia” o “Casa delle Libertà” ma son tutti nomi che non ammettono repliche. O no? Dove invece, nel politichese repubblicano made in U.S.A., “Enduring Freedom” sta per “guerra” mentre a casa mia, come dire… “fighting for peace is like fucking for verginity”!

Ora, «La legge vieta qualsiasi “camuffamento” di un messaggio pubblicitario sotto sembianze diverse allorché la dissimulazione della natura del messaggio sia di per sé idonea ad indurre in errore il destinatario, pregiudicandone il comportamento.» (TAR Lazio, I^, 19.6.2003 n.5450)

E come vogliamo definire la comunicazione berlusconiana?
I suoi cardini sono calcio e televisione, così spudoratamente che lo scorso 9 aprile - giorno delle elezioni - appariva sulla Gazzetta dello Sport in una foto in cui giocatori entusiasti lo...
utente anonimo

#10    12 Luglio 2006 - 03:44
 
...(continua)...

E come vogliamo definire la comunicazione berlusconiana?
I suoi cardini sono calcio e televisione, così spudoratamente che lo scorso 9 aprile - giorno delle elezioni - appariva sulla Gazzetta dello Sport in una foto in cui giocatori entusiasti lo sollevavano sopra le loro teste al centro di una stadio in festa.
Lui sfoggiava sorriso smagliante e coppa scintillante fra le mani, con tanto di titolo che recitava “Il presidente dell’Italia nel mondo!” e sotto: “Il Milan e Berlusconi: 20 anni di una storia fatta di successi. Era il 1986 quando Silvio Berlusconi infiammò gli animi di tutti i rossoneri parlando di un progetto ambizioso che nel corso di questi vent’anni è diventato realtà. Grazie Presidente!”.

Niente di nuovo rispetto al panem et circenses dell’antica Roma.
Basta pochissimo per accattivarsi gli animi di chi ha giustamente meglio da fare, nel proprio tempo libero, che occuparsi di politica e crede di vivere in un mondo in cui sia legittimo dar per scontata, se non la correttezza, almeno la conformità alla legge di quanto gli viene proposto.


Tornando, adesso, a quel nome scelto perché evoca la Nazionale di calcio, “FORZA ITALIA!” è uno slogan che ha senz’altro i requisiti per esser considerato ‘Marchio di Fatto’ di proprietà di tutti gli Italiani.

Il 'Marchio di Fatto' è il marchio non registrato. A norma dell’art. 2571 C.C., più specificatamente in caso di marchio con notorietà nazionale, il titolare (in questo caso il Popolo Italiano) può ottenere la nullità del marchio confondibile che sia stato registrato successivamente da terzi, per mancanza del requisito di novità. L'appropriazione del rinomato Marchio di Fatto altrui come nome costituisce - come dicevo - contraffazione e concorrenza sleale (Tribunale Cagliari, 28 febbraio 2000, in Nuova Giur. Civ. commentata 2000,I).

Ancorché non registrato, il nome FORZA ITALIA è utilizzato da sempre e gode di una notorietà acquisita che abbiamo il dovere di proteggere da abusi.

Infatti la stessa Comunità Europea delibera in materia di registrazione di uno slogan come marchio. In particolare, in una sentenza del 21 ottobre 2004, la Corte di Giustizia ha riconosciuto agli slogan sufficiente originalità e distintività ai fini della registrazione degli stessi come marchi.

La nostra proprietà intellettuale del marchio/slogan “FORZA ITALIA” è quindi ineluttabile e forse è giunta l’ora di intraprendere un’azione legale in questo senso (*).


FORZA ITALIA! quindi,

e facciamo che, semmai, sia il Cavalier Berlusconi a cantare “Forza Azzurri”!



Francesca Bozano



(*) Se si utilizza un nome da tempo e qualcuno lo registra cosa si può fare? Occorre innanzi tutto valutare a fondo la notorietà acquisita nel tempo. Uno dei requisiti fondamentali per poter validamente registrare un marchio è la novità del segno, recita l’art. 7 del Codice Proprietà Industriale, mentre l’art. 12 elenca alcune ipotesi in cui detta novità viene meno. In particolare la lettera c) indica che “non sono nuovi i marchi che siano identici o simili ad un segno già noto come ditta, denominazione o ragione sociale e insegna adottato da altri, se a causa dell'identità o somiglianza tra i segni e dell'identità o affinità tra l'attività d'impresa da questi esercitata ed i prodotti o servizi per i quali il marchio è registrato possa determinare un rischio di confusione per il pubblico”. Se, in effetti, il marchio era già noto al pubblico a causa di una massiccia pubblicità su scala nazionale, allora la registrazione è nulla per mancanza del requisito della novità ed è possibile intraprendere un'azione legale per chiedere che venga dichiarata detta nullità.
utente anonimo

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